IL SACRO MONTE

di

VARALLO

 

L’AMBIENTE

Il Sacro Monte è stato edificato su una soglia rocciosa, posta alle pendici del monte Tre Croci sulla sinistra idrografica del fiume Sesia allo sbocco della Val Mastallone. Questo terrazzo naturale, che rappresenta l’antico livello del fondo vallivo, successivamente inciso dai ghiacciai quaternari e dalle acque del Sesia, è posto a 600 metri di quota e sovrasta il centro di Varallo (450 metri s.l.m). Da esso si domina tutta la bassa Valsesia fino al monte Fenera e, verso nord-ovest, parte del tratto intermedio, con sullo sfondo, il Monte Rosa. Un tempo erano state ampiamente diffuse le colture a terrazzi, (orti, frutteti, vigneti) che, per l’abbandono, ora sono occupate da boscaglie, di invasione con robinie, latifoglie e noccioli. Castagneti da frutto crescono ancora sui terreni più fertili; cedui di rovere e roverella con sorbo montano, bagolaro, carpino bianco e, variamente mescolati, costituiscono la struttura dei boschi originari.

 

LA STORIA

Il Sacro Monte di Varallo non solo è una delle attrattive più importanti di questa cittadina, (non si può parlare di Varallo senza menzionarlo), ma anche è un complesso monumentale di grande valore artistico e storico e merita perciò tutta la nostra attenzione. L’idea di riprodurre in patria i Luoghi Santi a beneficio di coloro che mai avrebbero potuto visitarli venne quasi fanaticamente perseguita da un nobile milanese, Bernardino Caimi, che era stato per breve tempo guardiano vicario del Sacro Sepolcro a Gerusalemme. Egli trovò, intorno al 1490, sulla collina che domina a nord il centro di Varallo, il luogo che più rispondeva al suo intento e subito promosse una pacifica crociata, che ottenne vasti consensi, sancita persino da una bolla di papa Innocenzo VIII, che affidava all’ordine dei Francescani la costruzione e la custodia perpetua dalla "Nuova Gerusalemme. La realizzazione di quest’opera rispondeva anche all’esigenza, molto sentita in questo periodo, di riaffermare i valori e i messaggi della Chiesa cattolica che erano stati messi in discussione dalla Riforma Protestante. Nei primi decenni del XVI secolo l’opera fu avviata con grande fervore e fu profondamente segnata dalla straordinaria personalità del valsesiano Gaudenzio Ferrari (Valduggia 1480 circa - Milano 1546), il massimo pittore del Piemonte che rielaborò in forme del tutto originali gli influssi di Leonardo Da Vinci e del Bramante. Gaudenzio Ferrari fu anche architetto e scultore e a lui si deve la fusione dei tre modi figurativi nella cappella del Sacro Monte dedicata alle Storie della Redenzione. La sua più alta realizzazione fu la cappelle della Crocifissione che segnò il modello per il completamento della grande opera. Dopo un periodo di stasi, i lavori ripresero verso la fine del 1500, nel pieno clima della Controriforma, con l’incoraggiamento di San Carlo Borromeo e con il sostegno di nobili famiglie quali i D’Adda. Il progetto della struttura definitiva fu affidata all’architetto Galeazzo Alessi e in seguito ad un altro grande artista valsesiano, Giovanni D’Enrico, che chiamò a sè come pittori i fratelli Melchiorre e Antonio (quest’ultimo si affermerà come uno dei più significativi artisti del suo tempo con il nome di Tanzio da Varallo, nominativo della nostra scuola). Nella grande fucina del sacro Monte di Varallo lavorarono poi una miriade di artisti minori che però diedero vita ad un’opera decisamente unitaria e capace di suscitare sentimenti da sempre e per sempre presenti nel cuore degli uomini.

 

LA STRUTTURA

Il Sacro Monte di Varallo è costituito da una Basilica e da 44 cappelle popolate da più di ottocento statue in legno e terracotta ad altezza naturale che rappresentano il dramma della vita, passione e morte di Cristo. L’area entro il recinto sacro si presenta suddivisa in due zone distinte: la prima, in pendenza, densa di verde e di piante, è organizzata come un giardino, in cui il percorso viene introdotto dalla cappella di Adamo ed Eva e del Peccato Originale (causa dell’incarnazione, passione e morte del Salvatore) a cui seguono altre che narrano le vicende della vita di Cristo, dall’Annunciazione fino all’Ingresso in Gerusalemme (n° 19). La seconda zona sulla sommità, preceduta dalla "Porta aurea" è costituita da palazzi arricchiti da portici ed è articolata in due piazze: la prima è la piazza del Tempio, la seconda è la piazza dei Tribunali. E' questa la riproduzione della città di Gerusalemme: qui le cappelle narrano i fatti dall’ultima cena (n° 20) fino alla Resurrezione di Cristo e all’Assunzione al cielo di Maria (nella Basilica). Ogni cappella ha un pronao o un portico che consente ai pellegrini di sostare davanti alla grata attraverso la quale lo sguardo coglie la rappresentazione di un momento significativo. Le pareti interne sono festosamente definite e fanno da fondale e spesso commento alla scena che è riprodotta al naturale per mezzo di gruppi statuari che tendono all’espressionismo più verista: dalle scene più semplici e raccolte, come l’Annunciazione o la Natalità, si passa a quelle più affollate e convulse, come la drammatica "Strage degli Innocenti" capaci di suscitare non solo sentimenti di devozione e di pietà, ma anche di stupore, di meraviglia e di sconcerto.

 

LA PORTA MAGGIORE

Al Santuario si entra da questa antica porta, costruita verso il 1565. Sull’architrave è scolpito un distico latino che dice: "Questa nuova Gerusalemme rappresenta la vita, gli estremi travagli e le singole gesta del Redentore".

Pianta del Sacro Monte

 

 

 

 

 

 

Alle Cappelle

 

 

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