La fondazione di Varallo sembra essere antichissima, anche se non se ne sa con certezza l'origine. Il primo documento sicuro, ma molto tardo, con cui Varallo si affaccia alla storia è un atto dell'imperatore Corrado II. Il 10 giugno 1025, preparandosi a scendere in Italia per essere riconosciuto re e imperatore, egli rilascia a Pietro II, vescovo di Novara, un solenne diploma con cui concede alla chiesa novarese, con molti altri beni, l'alpe di Otro, ma anche il ponte di Varallo e la rocca di Uberto (oggi Roccapietra) della Valle Sesia. Si tratta del ponte sul Mastallone che certamente nella storia Varallese e valsesiana ha avuto un'importanza capitale , fin probabilmente dall'epoca di dominazione celtica. Grazie alla sua posizione alla confluenza tra i fiumi Sesia e Mastallone, il ponte soprannominato era certamente punto focale del centro abitato che gli si era sviluppato attorno. Il primo nucleo urbano è sorto al di là del ponte, in quanto poteva godere e rassicurarsi della naturale protezione dei due fiumi che lo cingevano; da lì, lentamente si è ingrandito. Questa ipotesi sembrerebbe essere screditata dalla posizione della chiesa parrocchiale, notevolmente distanziata rispetto al centro più antico. La giustificazione può essere trovata proprio nell'origine pre-cristiana e pre-romana, ossia celto-gallica, dell'abitato di Varallo al di là del ponte. Infatti, quando il cristianesimo penetrò nella valle e si vollero erigere le prime chiese, esse sorsero per lo più nei centri abitati, ma anche fuori di essi e preferibilmente dove già esistevano luoghi di culto pagani, in loro sostituzione, come la chiesa stessa incitava a fare e come fece particolarmente S. Martino di Tours, diffondendone largamente l'esempio. Casi del genere si riscontrano nelle zone limitrofe alla Valsesia, come per esempio il Santuario di Oropa nel Biellese. Per i Celti le sorgenti, gli alberi, le rocce erano meraviglie della natura ed avevano sempre un carattere sacro, tanto che questi stessi consideravano i loro santuari non edifici, ma luoghi all'aperto dove celebravano i loro culti. Si sono così definiti due punti chiave dell'urbanistica varallese del Medio Evo: il ponte sul Mastallone, che era centro di scambi, di commercio, transito verso le valli e la chiesa di S. Gaudenzio, centro della vita religiosa di tutta la conca varallese. La città si svilupperà in seguito proprio in questi due poli in una fitta trama di vie e vicoli, non priva però di una piazza, che si trova già nominata in un documento del 1218 e dotata dall'anno1300di un palazzo pubblico. La città tenta di svilupparsi verso sud, verso la strada che collega alla bassa valle e alla lontana pianura vercellese e novarese, anche perchè nell'altra direzione si sono stanziate popolazione di lingua tedesca: i Walser. Lungo queste tre direttrici sorsero altri edifici di culto. Primo fra tutti la chiesa di S. Giacomo che proteggeva i viandanti in vicinanza del ponte stesso, poi verso valle, in piena campagna, la chiesa romanico-gotica di S. Marco, oggi un monumento nazionale.
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Nel Medio Evo, la città di Varallo si presenta come appare dalla stampa della celebre pianta del Manauft del 1688, omaggio all'illustrissima Madama di Neubourg , Contessa di Simaiolo ed intitolata "La nuova Gerusalemme di Varallo Sesia". Esistono altre stampe dell'epoca fatte in funzione del Santuario, ma questa ha il pregio di avere presentato il borgo ai piedi del monte nella sua interezza, scrupolosamente disegnato in tutti i suoi dettagli e, per altro, perfettamente leggibile .
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